mercoledì 31 luglio 2019

Operazione "Arctic Gambit" un'avventura per Robotech - Seconda Parte

"Missili difettosi, tubi di lancio malfunzionanti, epatiti fulminanti... mai fatta una crociera più sfigata di questa!"
"Qui non si tratta di sfiga, Sergey, te lo posso assicurare!"
"Cosa vorresti dire, Ivan?"
produce un piccolo relais dalla tasca
"Questo l'ho trovato nella console della camera di lancio... i circuiti sono tutti invertiti e no, non si tratta di un difetto di fabbricazione, questo è un pezzo originale..."
"Dunque è SABOTAGGIO, esattamente come pensavo... ma chi, Ivan, potrebbe avere interesse al fallimento di questa missione su questo battello?"
"Uh, ti mancano gli indiziati, capitano? Metà dell'equipaggio non lo conosciamo nemmeno, per non parlare del tuo nuovo Zampolit che ti hanno appioppato! E poi ci sono l'ufficiale medico e quelli della RDF..."
"Ivan, ti ricordo che anche noi facciamo parte della RDF..."
"Sì, certo ma questi tizi che abbiamo imbarcato, chi sono, che ne sappiamo di loro?"
"Li ha selezionati il generale Hunter in persona, Ivan..."
"Sarà, ma da quando sono a bordo, non ne è andata una dritta! Coincidenza?"
(conversazione tradotta dal russo tra il capitano Treskov ed il capo-cuoco Omletsky)

Alla ricerca di un varco

Sfuggito alla caccia delle forze Federali, il Petropavlovsk-Kamchatskiy ha infine raggiunto il pack e naviga indisturbato verso la propaggine più settentrionale dell'isola Komsovolets, punto di caduta presunto dell'oggetto alieno.

Lo spessore del ghiaccio in questo settore è tale da dover cercare un varco tra i ghiacci tale da permettere l'affioramento in superficie del sottomarino per poter avviare le operazioni di ricerca.
Grazie all'analisi dei sensori di bordo, viene presto rilevato un punto in cui lo spessore del ghiaccio si aggira attorno ai 2.5 metri; teoricamente, il sommergibile dovrebbe essere in grado di sfondarlo con la torretta e la carenatura superiore ma la manovra presenta comunque delle incognite e il capitano Treskov, che non vuole ulteriori sorprese, dispone che tutto il personale di manovra sia al suo posto, così come tutto il personale non necessario (ivi compresi i personaggi giocanti, se non hanno ottenuto nel frattempo un ruolo più attivo) deve recarsi nei propri alloggi e/o comunque mettersi in sicurezza durante la manovra (come ad esempio, nel hangar, coi propri mecha).

Dopo un paio di tentativi (e relative "grattate" contro il ghiaccio), Treskov decide di usare uno dei siluri di bordo per aprire un varco nella calotta polare a meno che qualcun altro (ad esempio i PG) non abbia una soluzione alternativa.

Nota per il Master: nel caso in cui, nella scena precedente, il sottomarino non abbia fatto uso dei tubi lanciasiluri - con tutte le conseguenze del caso - questo è il momento per rivelare il sabotaggio degli stessi (fate riferimento alla prima parte dell'avventura).

Fumo all'orizzonte!

Una volta emersi ed assicuratisi che non vi siano minacce nelle vicinanze, Treskov dispone lo sbarco della Squadra di Ricerca (i PG per capirci) per avviare al più presto le ricerche, possibilmente prima che si facciano vivi i russi o chi per loro.

È durante le operazioni di sbarco che una vedetta rileva una sottile scia di fumo all'orizzonte: qualcosa sta bruciando in lontananza anche se il radar di scoperta di superficie non è in grado di rilevarlo a causa delle asperità nel ghiaccio che creano disturbo di sottofondo.

Se e quando la Squadra decide di partire alla scoperta di questa anomalia, dopo un brevissimo volo (se a bordo di Veritech o altro velivolo) o una passeggiata di pochi chilometri, si imbatterà nel relitto - ancora fumante - di una grossa nave apparentemente incagliata nel ghiaccio: si tratta del rompighiaccio nucleare Arktika, loro diretto concorrente nella corsa all'Artico; il vascello è letteralmente imprigionato dai ghiacci, altrimenti - con ogni probabilità - sarebbe già affondato da tempo.

Già da una prima analisi superficiale, è evidente che non si tratta di un incidente, bensì di un attacco deliberato da parte di una entità sconosciuta: lo scafo è lacerato in più punti, il fumo che si leva dalla sovrastruttura indica che ci sono ancora incendi a bordo.

Poco lontano, c'è il relitto di un grosso elicottero, anch'esso abbattuto deliberatamente, come è chiaramente deducibile dal grosso foro nella carlinga.

Ad un esame più approfondito, la squadra di ricerca potrà rilevare delle chiare tracce, lasciate sulla neve ancora intatta, sia in avvicinamento che in allontanamento dal relitto, tra queste, inequivocabili, impronte di Battlepods Zentraedi e le scie di uno o più veicoli cingolati.

Note per il Master: una rapida ricognizione a bordo porterà alla conferma che non vi sono sopravvissuti a bordo del rompighiacci, così come alla scoperta del fatto che almeno per il momento il reattore nucleare di bordo non ha subito gravi danni e che qualcuno ha provveduto alla procedura di spegnimento di sicurezza d'emergenza.
La camera del reattore è comunque stata compromessa dal punto di vista strutturale e dal relitto si leva un moderato livello di radioattività, non sufficiente a costituire un pericolo per la salute per brevi esposizioni ma comunque preoccupante sul lungo periodo.

Le tracce di veicoli sono precedenti a quelle dei mecha alieni, segno che qualcuno ha abbandonato la nave prima dell'attacco.
Il relitto dell'elicottero appartiene ad un Mil-Mi-24 un mezzo da assalto, non solitamente imbarcato sui rompighiacci se non per missioni strettamente militari; ovviamente l'equipaggio ha tentato di opporsi agli attaccanti ma ha miseramente fallito.


Stazione Artica Komsovolets

Dall'analisi del luogo dell'attacco e delle mappe della Severnaya Zemlya, dovrebbe ben presto apparire chiara la destinazione presunta della spedizione russa partita dalla Arktika: la Stazione Artica Komsovolets situata all'estrema propaggine dell'omonima isola; si tratta di una installazione semi-permanente, realizzata in tempi antecedenti alla Guerra Civile Globale e da allora ufficialmente disabitata/abbandonata.

La stazione, ufficialmente un avamposto di ricerca oceanografico e meteorologico, faceva in realtà parte di una rete di stazioni di ascolto sovietiche per il rilevamento di sottomarini in immersione sotto la banchisa artica, come potranno tranquillamente confermare sia il capitano Treskov che il capo Omletsky ma - per quanto ne sanno - è da prima della guerra che è in disuso.

Nulla toglie però che possa essere utilizzata come base d'appoggio per una squadra di ricerca, vista anche la relativa vicinanza della stessa alla zona in cui è caduto l'UFO.

Nota: Dal momento che il Petropavlosk-Kamchiatsky ha eseguito la sua missione, sbarcando la Squadra di Ricerca nell'Artico, ora la responsabilità del resto della missione ricade sulle capaci (?) spalle dei nostri eroi, che dovranno decidere quale sia il miglior corso d'azione.

Rispetto al punto di sbarco della spedizione RDF, la stazione si trova a circa mezz'ora di volo dalla attuale posizione del sottomarino e a circa 4 ore di marcia via terra (alla velocità media di un Destroide) ed è in quella direzione che i nostri dovranno avviarsi, se vogliono raggiungerla prima che cali la notte, con relativo crollo delle temperature.

Un "caloroso" benvenuto...

Giunta in vista della Stazione Artica, la squadra di ricerca potrà rendersi conto di alcune cose, la più evidente delle quali è la presenza di alcuni veicoli recanti le insegne della FRI, parcheggiati tra le baracche che costituiscono la base.

A parte questo, l'intero complesso non mostra ulteriori segni di vita o di presenza umana, almeno fino a che i nostri non si fermano e sbarcano dai loro mecha, perché è a quel punto che vengono fatti oggetti del fuoco di un cecchino, evidentemente appostato da qualche parte fra le strutture della base!

Nota: il cecchino è appostato sull'unica torretta di avvistamento della Stazione Artica ed è armato di un fucile di precisione SVD Dragunov (Danno: 5d6, Gittata: 800 metri, Cap. caricatore: 10 colpi, semiautomatico) col quale bersaglierà i Personaggi; sarebbe il caso di non annichilirlo sul posto ma renderlo se possibile inoffensivo prima che faccia male a qualcuno, cosa che renderebbe più cooperativi i russi attualmente annidati nella base.

Una volta risolto anche questo problema, la squadra scopre che la stazione è tutto fuorché disabitata: all'interno della baracca principale - quella in legno con le finestre - ci sono una dozzina di specialisti russi: si tratta della Squadra di Ricerca inviata per il recupero dell'oggetto alieno.

Sono partiti alcuni giorni prima dalla rompighiaccio nucleare Arktika ma non hanno più avuto contatti con la loro nave-appoggio.
L'ultima comunicazione - fortemente disturbata, tra l'altro - parlava di un attacco contro la nave da parte di entità sconosciute e ordinava alla squadra di non allontanarsi dalla Stazione Artica per non rivelare al nemico lo stato delle loro ricerche (o la loro presenza).

È così che i russi sono rimasti in attesa di un'ulteriore comunicazione (la radio continua però ad essere muta) e/o di una spedizione di soccorso; ormai sono allo stremo, privi di razioni e anche di combustibile - che hanno impiegato principalmente per riscaldarsi, dicono loro - e anche le batterie sono ormai pressoché esauste.

In effetti, a parte il cecchino che li attendeva all'esterno, gli altri membri della spedizione russa non sono militari, ergo sono troppo debilitati e provati per metter su una qualche resistenza organizzata, come può rendersi conto chiunque abbia nozioni di sopravvivenza artica e/o di pronto soccorso/medicina generale.

Per quanto ne sanno, potrebbero benissimo esser state forze lealiste del Governo Mondiale ad attaccare l'Arktika e questo non li rende propriamente desiderosi di collaborare.

Nota: ovviamente i russki non stanno dicendo tutto quel che sanno; in realtà, se i mezzi sono a secco e non hanno più combustibile nemmeno per le stufe, dipende dal fatto che hanno compiuto - e con successo! - la loro missione ed hanno recuperato il manufatto alieno a pochi chilometri dalla base.

Attualmente l'oggetto è stato abilmente occultato nella baracca che funge da rimessa per i generatori diesel della stazione, in una buca scavata nel ghiaccio, sotto il pavimento, che è stata poi riempita nuovamente d'acqua e lasciata gelare.

Per poterlo trovare è necessario l'uso di un sensore densitometrico e/o un magnetometro, sollevare un pezzo del pavimento in legno e sciogliere il ghiaccio sottostante fino a rivelare l'oggetto.

Difficoltà di comunicazione...

Se la squadra, imbeccata dal racconto dei russi, dovesse decidere di mettersi in contatto con il Petropavlovsk-Kamchatskiy, si renderà immediatamente conto che le trasmissioni sono fortemente disturbate.
Potrebbe trattarsi di qualche fenomeno atmosferico artico, cosa tutt'altro che inaudita, specialmente con tutti i relitti che ci sono in orbita ma è poco probabile che le interferenze siano così forti, come potrà confermare chiunque abbia una preparazione come Operatore Radio Avanzato e/o Ingegneria delle Telecomunicazioni (o anche semplicemente con un diploma in Fisica).

Per poter ripristinare le comunicazioni, ergo mettersi in contatto con la nave-appoggio, qualcuno deve fisicamente recarsi lì e fare rapporto.

Anche sul Petropavlovsk si sono resi conto di questa anomalia e il capitano Treskov stava infatti rimuginando se non fosse il caso di mandare qualcuno alla Stazione Artica per avere ulteriori informazioni.

A parte la seccatura di dover fare avanti e indietro tra il campo-base ed il sottomarino, il vero problema potrebbe insorgere nel caso in cui fosse necessario comunicare col Quartier Generale in caso di guai seri.

Nota: in realtà il disturbo radio non è naturale bensì artificiale: l'intera zona è sottoposta a jamming da parte di un Ricognitore "Cyclops" Zentrædi che, al pari del sottomarino RDF, si trova occultato tra i ghiacci a breve distanza dalla Stazione Artica, che sta sorvegliando in attesa che i microniani facciano il lavoro sporco per loro.

Se dal sottomarino e dal campo-base dovesse partire una triangolazione, la fonte del disturbo verrebbe chiaramente individuata come un'emittente attiva a mezza strada tra i due punti.

Di più: una tale operazione di guerra elettronica porterebbe alla scoperta di una ulteriore fonte di trasmissione, fin qui non rilevata a causa dei disturbi, che si trova apparentemente dentro il sottomarino!

Cominciano le ricerche.

A meno che i personaggi non abbiano... convinto i russi a rivelare quel che sanno, la Squadra di Ricerca dovrà presto mettersi, per l'appunto, alla ricerca della capsula aliena.

Utilizzando le coordinate satellitari comunicate dal Generale Hunter, punteranno pressoché senza fallo verso una zona della banchisa polare ben definita, con uno scarto di un paio di chilometri.

Ben presto gli esploratori si imbatteranno nei resti di un campo temporaneo (poco più che un paio di tende, un paio di fusti di benzina e qualche altra vettovaglia) ai margini di quello che appare come un cratere scavato nel ghiaccio, che non ha ancora fatto a tempo a richiudersi.

Ovviamente dentro (o sotto) il cratere non c'è nulla ma è ormai evidente che lì ci sono stati i russi (ah, fedifraghi!) e di certo non hanno aperto una voragine simile, col rischio di finirci dentro, così per nulla.

Se per la loro ricerca la Squadra sta utilizzando la ricognizione aerea, di accorgeranno ben presto di non essere soli: non solo le comunicazioni sono estremamente disturbate ma ci sono segni evidenti della presenza di mecha Zentrædi nei pressi ed infatti, mimetizzata tra i ghiacci, c'è una intera squadra di fanteria appiedata ed uno Scout Battlepod (la fonte dell'interferenza), che non appena si rende conto di essere stato rilevato, cerca di battere in ritirata, coperto dai suoi sodali, per comunicare alla base che i microniani hanno la capsula!

L'Assedio delle Sette Frecce Redux.

Come che vada lo scontro, le forze della RDF adesso hanno una grossa (molto ma molto grossa!) gatta da pelare.
Non appena la notizia della presenza degli Zentrædi viene comunicata al sottomarino, il radar di scoperta aerea individua un lancio di missili diretti con traiettoria balistica sul punto in cui si trova il battello!

Treskov non è un idiota ed ordinerà immediatamente l'immersione sotto i ghiacci ma nonostante questo i missili sembrano cadere con precisione millimetrica sulla esatta posizione del Petropavlovsk.

Nota: a questo punto, se nessuno ha rilevato prima la trasmittente clandestina a bordo, qualcuno dell'equipaggio - Omletsky magari o il nuovo ufficiale addetto alle telecomunicazioni - suggerirà che c'è qualcosa o qualcuno a bordo che sta guidando i missili sul sottomarino e così è visto che il misterioso sabotatore ha installato un radio-faro a prova di disturbo nella sala radio, che oltre a fornire la posizione del battello agli Zentrædi sta fungendo anche da segnale-guida per i missili lanciati dai Battle-pods alieni.

Ora sta ai piloti della RDF abbattere i missili prima che possano colpire e affondare il loro unico passaggio per casa ed individuare la fonte del lancio - si tratta di 4 Battlepod: 2 lanciamissili leggeri, 1 lanciamissili pesante ed uno Scout-pod che passa le coordinate ai lanciamissili, a pochi chilometri di distanza dalla Stazione Artica e che effettuano lanci a parabola per non farsi rilevare - per metterla a tacere definitivamente.

Se rilevati ed attaccati, i Battlepods non rimarranno lì a piè fermo a combattere ma si ritireranno fino a sparire in una voragine nella banchisa e sfuggire alla caccia dei microniani.

Si svelano gli altarini...

Dopo quest'ultimo attacco e vista l'impossibilità di comunicare con la propria base, Treskov decide di... accorciare le linee di comunicazione e porta il Petropavlovsk-Kamchatskiy a poche decine di metri dalla Stazione Artica, riemergendo dai ghiacci.

Se non sono completamente obnubilati, ormai i personaggi dovrebbero aver capito che se nel punto d'impatto la capsula aliena non c'è, visto che loro non ce l'hanno e nemmeno gli Zentrædi (altrimenti si sarebbero già ritirati da un pezzo), logica vuole che l'oggetto del desiderio sia già in mano ai russi.

A questa stessa conclusione è anche giunto il sabotatore che infatti, quella stessa notte, allungherà le grinfie sul capo-missione russo per farlo cantare, salvo essere costretto ad ucciderlo, quando questi, in un momento di disattenzione, comincerà a far baccano per dare l'allarme.

Di lì a poco, si scatenerà un pandemonio: sorprendono il sabotatore mentre sta cercando di disfarsi del cadavere e ne scaturisce una colluttazione con relativo inseguimento e scambio di colpi d'arma da fuoco; quando e se i nostri riescono a mettere all'angolo (o magari a colpire) la loro preda, trovano uno dei sospetti (uno a scelta del Master tra Omletsky, Stiffgar, la dott.ssa Carter o il tenente Markova) che vaga sulla banchisa.

Anche questi mostra segni di una colluttazione e di lì a poco qualcuno rinverrà un'arma, nascosta alla bell'e meglio nei pressi, che si rivelerà per essere quella usata dal fuggitivo contro di loro.
A questo punto a nulla varranno le proteste di innocenza del sospettato, che afferma di essere stato aggredito da uno sconosciuto con indosso l'uniforme della RDF che correva nella sua direzione e che è sparito tra le nevi e l'oscurità della notte artica, dopo averlo atterrato.

Nota: se qualcuno con cognizioni mediche e/o di criminologia perde tempo ad esaminare il cadavere della vittima, si renderà conto che questa è stata torturata sistematicamente con tecniche che denotano una certa abilità chirurgica; le ferite inferte sono assolutamente dolorose e sanguinolente ma non letali (se non nel lungo periodo); l'uomo (o la donna) è stato ucciso con un deliberato taglio alla gola che gli ha tranciato di netto la giugulare!

...e comincia la partita a carte con gli Zentrædi

Purtroppo le indagini hanno vita breve, perché a questo punto, Zann il leader di questa spedizione Zentrædi ha deciso che ne ha avuto abbastanza di giocare a rimpiattino con i microniani e fa la sua mossa: dalla banchisa polare emerge una Capsula di rientro che scodella il suo contenuto sui ghiacci artici, che prende immediatamente posizione con una manovra a tenaglia tutt'attorno alla Stazione Artica e al Petropavlovsk.

Il contingente consta di un Glaug Command Battlepod (pilotato dallo stesso Zann), 6 Regult Battlepod e (se non sono andati perduti precedentemente) 2 Gluuhaug-Regult (battlepod lanciamissili leggeri) e un Serauhaug-Regult (il battlepod lanciamissili pesanti), accompagnati da 12 guerrieri Zentrædi in armatura da combattimento leggera e armati di fucili standard.

A questo punto, Zann chiede di parlamentare coi microniani: la sua è una missione di recupero, non scova-e-distruggi e non ha alcun interesse nello scatenare una piccola guerra con i microniani.
D'altronde le sue forze sono nettamente superiori a quelle che la RDF può mettere in campo (di fatto la squadra dei personaggi ed i loro mecha, se sono ancora tutti interi), perciò chiede che i microniani rendano agli Zentrædi quel che hanno trovato e lui ed i suoi se ne andranno buoni buoni così come sono venuti.

In caso contrario, otterranno lo stesso ciò che vogliono ma passando prima sui cadaveri di tutti i microniani presenti, così come hanno già fatto con l'altra nave inviata nell'artico (la Arktika, se non si fosse capito).

I microniani hanno un'ora di tempo per decidere, dopodiché gli Zentrædi attaccheranno.

Note per il Master: questa è ovviamente la scena madre di tutta l'avventura, dal momento che sono i personaggi i responsabili della missione, Treskov non interverrà in alcun modo per influenzare la loro decisione; se decidono di battersi, bene, se decidono di cedere, meglio - almeno per il Petropavlovsk ed il suo equipaggio, perché è inteso che se il sottomarino dovesse tentare la fuga, verrebbe inseguito dai battlepod alieni fino alla sua completa distruzione.

Per contro, i personaggi potrebbero voler approfittare proprio di questa situazione per costringere gli Zentrædi a battersi sott'acqua, dove il sottomarino potrebbe far buon uso dei suoi siluri, che per quanto limitati di numero, sono perfettamente in grado di spedire ai pesci un Battlepod con un colpo solo!

Il vero problema in tutto questo è che al momento è probabile che nemmeno la RDF sia in possesso del manufatto alieno, che è ancora nascosto sotto la rimessa della stazione artica.

Di fatto gli unici a sapere dove sia la capsula trafugata sono i russi (che non parlano) e il sabotatore che ha estorto l'informazione al capo-missione prima di ucciderlo.

Se i personaggi giocanti decidono di lasciar libero il campo, una volta allontanatisi si renderanno conto che qualcuno è rimasto indietro: si tratta della spia che sta aspettando i suoi complici per rivelare loro dove si trova l'agognato bottino!

La squadra Robotech potrebbe piuttosto scegliere di giocare d'astuzia, farsi dire dove accidenti è nascosto il maltolto (ergo cercarlo e scoprirlo, non è difficile con i sensori di bordo di un mecha, basta guardarsi attorno) recuperare il manufatto e poi giocare uno scherzo a Zann e ai suoi ma fate in modo di non suggerire alcun percorso d'azione: la scena è dei personaggi giocanti e se la devono sbrigare loro.

Tutto è bene quel che finisce bene... oppure no?

Sia che optino per una battaglia campale, ovvero per una ignominiosa (ma salutare) ritirata, ergo che diano a Zann quel che vuole salvo farglielo scoppiare in faccia o qualunque altra soluzione escogitino, alla fine i personaggi si ritroveranno in due situazioni: o morti e sparpagliati per tutta la banchisa artica o allegramente per via verso casa.

Per quanto concerne l'agente infiltrato degli Zentrædi, questi è l'insospettabile infermiera di bordo, quella che, lavorando a stretto contatto con la Dott.ssa Carter, ha fatto sì che i sospetti ricadessero su di lei.

In realtà si tratta di un agente mercenario che si è sostituita alla vera infermiera quando questa è stata convocata alla base di Cork per imbarcarsi sul Petropavlosk-Kamchatskiy; dal momento che nessuno l'aveva mai vista prima e che l'agente è un'ottima attrice, oltreché con una somiglianza più che passabile con la sua vittima, è passata inosservata.
Tra l'altro, è un'esperta sia di telecomunicazioni (e guerra elettronica) che in medicina d'urgenza, oltre ad altre... tecniche chirurgiche, come abbiamo potuto vedere, così che la parte le è calzata a pennello.

Ora, ci sono solo un paio di modi per smascherarla: il primo, specialmente dopo l'agguato alla Stazione Artica, è credere al sospettato che lei è riuscita ad incastrare e - presi da sana paranoia - decidere di passare al setaccio tutto l'equipaggio, nessuno escluso, del Petropavlovsk, possibilmente dopo aver acquisito tutte le schede personali di bordo.

La vera infermiera infatti ha gli occhi marroni e un tatuaggio sulla natica destra; l'impostore ha ovviato al primo dettaglio con un paio di lenti a contatto colorate ma non ha potuto riprodurre il secondo col poco tempo a disposizione prima della sua missione.

Il secondo modo per smascherarla è renderla partecipe (più o meno consapevolmente) di un qualunque piano atto a sabotare la capsula aliena e/o impedirne il recupero agli Zentrædi; come detto più sopra, farà di tutto per restare indietro ed avvertire i suoi complici ovvero si rivelerà se i nostri provano a trafugare il contenuto della capsula.

Infatti la capsula non è importante, è solo un involucro: quel che contiene è il vero tesoro, che potrebbe avere importantissime ripercussioni sugli eventi futuri, di qui a qualche anno, quando farà la sua comparsa l'Armada dei Signori di Robotech, ma questa è decisamente un'altra storia!